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LE IDEE DI MORO RIVIVONO NEL PARTITO DEMOCRATICO

La drammatica pagina della storia italiana, che rievoca il rapimento dell’On. Aldo Moro e l’eccidio dei cinque agenti di scorta: Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Domenico Ricci, martiri laici al servizio dello Stato, ha segnato la politica italiana.
A distanza di 30 anni, l’agguato in Via Mario Fani, avvenuto il 16 marzo del 1978, alle 9.15, rimane nella memoria, rinvigorisce la cultura democratica, nonostante il disordine istituzionale in cui versa il nostro paese.
Il grande statista viene ricordato per l’attenzione “alle ragioni degli altri”, per aver esaltato “la centralità del Parlamento” e per aver concepito che la “democrazia compiuta” genera giustizia sociale, determina una nuova fase di sviluppo nella vita dei cittadini ed alimenta la dialettica tra le parti sociali e politiche.
Senza la sua lungimiranza abbiamo percepito che gli aneliti democratici sono divenuti più fragili. Dopo la scomparsa di Alcide De Gasperi, ha raccolto la grande eredità del popolarismo, divenendo il grande traghettatore del partito nonché il timoniere dello Stato, avvertendo la necessità che le riforme istituzionali fossero ineludibili.
Ha concepito formule politiche vincenti, è stato il promotore con il compianto senatore Amintore Fanfani, della grande stagione politica del centro – sinistra, favorendo lo sviluppo della nazione, privilegiando le classi sociali più deboli, offrendo pari opportunità a tutti gli italiani perché ognuno potesse raggiungere le proprie aspirazioni.
Con la sua improvvisa scomparsa, l’ultimo grande disegno politico è rimasto nella fase embrionale: IL COMPROMESSO STORICO.
Moro e Berlinguer, attraverso il dialogo, nonostante la contrapposizione ideologica, l’antagonismo tra il filone cattolico – democratico e la concezione laica, hanno raggiunto un qualificante apporto nella sintesi dei valori, un passaggio cruciale nel tessuto sociale italiano. Hanno anticipato il progetto politico dell’Ulivo, mettendo sul tappeto il tema delle riforme, per cogliere le istanze, provenienti dalla società in mutamento.
Il Presidente della Democrazia Cristiana, nel convegno promosso dal suo partito in Bologna, il 12 Dicembre 1977, esalta la politica del confronto, per cogliere i fermenti emergenti nel realtà sociale italiana.
Egli dice:- Ed è pensando a questa situazione, a questa terza fase che in realtà si annuncia […] che noi abbiamo immaginato una politica di confronto della Democrazia Cristiana con tutte le forze politiche, ma ovviamente in particolare con il partito comunista; confronto che non nasce certo da identità (poiché la diversità è grande), né significa che le due più grandi forze del paese non siano appunto, come abbiamo detto, fra loro alternative, ma che utilizza la possibilità del discorso in forma politica in forma nuova, in relazione ad una situazione economica, sociale e politica nuova e difficile nel nostro paese. Il confronto nasce da una necessità, nasce da uno stimolo, quello ad esplorare le aree di comune proposta per alcuni problemi pressanti del paese; ma nasce tenendo conto di alcuni fatti nuovi che sono nella nostra società, perché […] dobbiamo ricordare alcune cose che sono avvenute e che hanno fatto del partito comunista un soggetto più agile, più capace di dialogo, non tanto con noi quanto con il paese e l’opinione pubblica-.
Il disegno sinistro di rapire Moro, ordito dalle BR, non ha prodotto la destabilizzazione dell’ordine democratico, rafforzando l’idea che lo Stato è certamente il baluardo della libertà, il maniero inespugnabile, che non viene abbattuto dagli attacchi frontali del nemico.
In questa fase travagliata della vita dello Stato, è doveroso ricordare l’eminente insegnamento di Aldo Moro, che, riferendosi al ruolo determinante dei partiti politici, scrive un articolo per il “Giorno”, nell’aprile ‘77’.
Egli sostiene: - non sempre ci siamo trovati concordi nelle stesse posizioni, ma abbiamo saputo sempre di non essere estranei gli uni e gli altri, di avere un patrimonio di idee in comune che, nell’interesse del Paese, quali che siano le vicende nei tempi che cambiano, è doveroso non disperdere… Non è importante che noi pensiamo la stesse cose…ma è invece straordinariamente importante che, ferma la fede di ciascuno nel proprio originale contributo… siamo tutti collegati l’uno all’altro, nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto, di dialogo -.
L’attualità di uno dei più grandi statisti del ‘900’, nella panorama politico contemporaneo si proietta nel Partito Democratico.
Due grandi forze, la Margherita e i Ds, hanno dato vita al Partito Democratico, che non è una fusione fredda, ma l’incontro di culture diverse, radicate nella società civile, per cambiare il volto dell’Italia, insieme alle associazioni, alle forze produttive, al mondo del lavoro, alle università, agli enti di ricerca ed al volontariato. Hanno rivoluzionato e messo in crisi poteri consolidati, rinchiusi nelle loro incrollabili certezze.
L’On.Walter Veltroni, celebrando la figura di Moro con i parlamentari del PD, ha sottolineato la forza del cambiamento, auspicata dal leader democristiano trent’anni or sono.
Egli dice:- Moro puntava alla “costruzione progressiva di una svolta”, proponendo di “far convivere l’aspro conflitto ideologico di allora con la capacità di convergere su i valori e gli interessi nazionali.


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