LETTERA APERTA DI CRISTIAN MASTROCINQUE

Venerdì 7 Marzo 2008

Pubblico una lettera, inviatami da Cristian Mastrocinque, rivolta alla comunità di Foglianise, nella quale egli smentisce di essere candidato con Forza Nuova per le elezioni provinciali, così come riportato da un articolo de Il Sannio Quotidiano.
Inoltre, dopo un altro pezzo dello stesso giornale, difende e motiva la sua scelta in merito alla “Moratoria sull’Aborto”, scrivendo alcuni riflessioni, inerenti il valore della vita.

Spett.li Paesani e non,
mi vedo citato e rispondo. Ho letto che sono candidato alle provinciali con Forza Nuova; questo lo sanno tutti tranne che io. Forse avrei preso più voti (di protesta) dei candidati reali, ma, mi dispiace deludervi, non è vero quanto scritto; non sono interessato alla cosa.
Per quanto riguarda la questione della moratoria, colgo l’occasione per difendere e motivare la mia scelta.
Non si deve essere per forza Cristiani per non spezzare una vita. Non mischiate la politica o la religione su temi che trascendono persino spazio e tempo; questa carneficina deve finire. Viviamo nel medioevo della ragione da circa 40 anni, a causa di talune idee plasmatrici di culture sterili e mortifere, da qualsiasi lato le si guardi. Fortunatamente quest’epoca di medioevo delle coscienze sta volgendo al termine e sarà ricordata nella storia come una macchia indelebile di inciviltà.
Se oggi siamo qui a scrivere è perchè i nostri genitori non ci hanno abortito. Interrompere una vita non è una battaglia civile, ma una battaglia incivile, barbarica, accostabile ad un gulag, ad un braccio della morte, ad un serial killer. Quindi, non parlate di civiltà.
Se esistono movimenti come quelli contro la pena di morte, da me condivisi, se ci scandalizziamo quando un operaio perde la vita con un incidente sul lavoro, se è normale un movimento col nome “nessuno tocchi Caino”, mi chiedo allora perchè non possa essere tutelato un bambino? Perchè allora non potrebbe esistere un movimento “nessuno tocchi Abele l’innocente”, che vuol solo vivere?
Ci vuole la scienza, la chiesa, la ragione? O basta il buonsenso per capire che è una cosa vergognosa spezzare la vita di un bambino, piccolo ma pur sempre vivo e cosciente?
La 194, la legge sull’interruzione di gravidanza, nasce sulla falsità di abolire gli aborti clandestini. Bene, con la pillola a base di veleni, la ru486, l’aborto torna clandestino. In questo caso le mamme lasciate sole e tutte le altre chiacchiere sessantottine che fine fanno? Intanto non importa se muore un bimbo, che non può difendersi o votare, sacrificato sull’altare dell’egoismo e di taluni pensieri materialistici e deboli. Tutto è ammesso in questa cultura della morte. Bella civiltà…
Qualsiasi cosa vorreste opporre come ragionamento, per trasformare un delitto in diritto, cadrebbe come un castello di carta, al vaglio di una qualsiasi categoria della logica, della scienza, della filosofia e del buon senso.
Non pretendo aiuto da nessuno, ma per cortesia non spacciate patenti di legittimità, che nessuno vi ha chiesto, dato che è un imbecille chi ritiene di dover decidere di una vita che non è la sua.
Non intendo polemizzare con nessuno, perchè il buonsenso e l’amore per la vita dovrebbero far parte del patrimonio di autoconservazione di ognuno di noi. Pensiamo soltanto a non volere per gli altri quello che non vorremmo per noi. O volevate essere abortiti?
Io direi di lasciare libera la vita e di non uccidere nessuno. Chi siamo noi per fare da Boia, per decretare chi ha diritto di vivere e chi di morire?
Non credo che queste mie righe toccheranno la coscienza di qualcuno, ma sentivo il dovere di scriverle. Ci sono anime, bambini non nati ed altri in prossimità di morte, che gradiranno questa battaglia non negoziabile con la mia coscienza e questo mi immunizza da qualsiasi veleno e sacrificio.
Saluto cordialmente tutti, anche coloro che sono nel buio di coscienza; mi dispiace per loro e spero che possano avere figli da amare e non da uccidere.

Cristian Mastrocinque

“Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. […]“ (da “Nobel lectures”, “Peace” 1971-1980, 11 dicembre 1979)

“Noi combattiamo l’aborto con l’adozione. Se una madre non vuole il suo bambino, lo dia a me, perché io lo amo.” Madre Teresa Di Calcutta.

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